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Abbazia di San Domenico Abate

Piazza San Domenico, 03039 Sora FR, IT

L’Abbazia di San Domenico, situata nella città di Sora, è una delle testimonianze più significative della spiritualità benedettina e della storia monastica italiana. Fondata nell’XI secolo per volontà di San Domenico Abate, sorge sulle rovine dell’antica villa natale di Marco Tullio Cicerone, unendo in sé un patrimonio di cultura, fede e tradizione. Questo luogo sacro, con il passare dei secoli, è stato un centro di spiritualità, un punto di riferimento per la comunità locale e una meta di pellegrinaggio per fedeli e viaggiatori.

La fondazione dell’abbazia viene attribuita a San Domenico Abate, monaco benedettino di straordinaria carità e fervore religioso. Su richiesta del governatore di Sora e Arpino, Pietro di Rainiero, e di sua moglie Doda, il santo si dedicò alla costruzione del monastero, che venne consacrato alla Beata Madre di Dio e Vergine Maria.

Le fonti storiche riportano due possibili date per la fondazione dell’abbazia: alcuni studiosi collocano l’evento nel 1030, mentre altri sostengono che la costruzione avvenne nel 1011. Quest’ultima data è quella più riconosciuta dagli storici e dai monaci stessi dell’abbazia. La documentazione dell’epoca dimostra che l’abbazia fu da subito un’importante istituzione religiosa, tanto che nel 1205 fu ufficialmente dichiarata “abbazia esente”, ovvero autonoma dall’autorità vescovile locale, grazie a una bolla papale di Innocenzo III.

Dopo la sua fondazione, l’abbazia si sviluppò rapidamente, attirando sempre più fedeli e monaci. Già nel 1036, un gruppo di sacerdoti e laici di Veroli che avevano preso i voti sotto la guida dell’abate Giovanni, immediato successore di San Domenico, fondò la celebre Abbazia di Casamari, segno della grande influenza spirituale che il monastero di Sora esercitava nella regione.

Nel corso dei secoli, l’abbazia ricevette numerose visite papali, tra cui quelle di Pasquale II nel 1104, che canonizzò San Domenico, e di Adriano IV nel 1155. Tuttavia, con il tempo, l’abbazia attraversò anche momenti di crisi, dovuti sia all’avidità dei signori locali, che cercavano di impossessarsi dei suoi privilegi, sia alla perdita di disciplina da parte dei monaci.

Per risanare la situazione, Innocenzo III intervenne nel 1208 e, successivamente, nel 1222, Onorio III declassò l’abbazia al rango di priorato, ponendola sotto la direzione dell’Abbazia di Casamari, che nel frattempo era passata sotto la regola cistercense.

Nel 1229, l’abbazia fu devastata dalle truppe saracene inviate da Federico II, che punì così la città di Sora per il suo schieramento a favore del Papato. Anche il ponte “Marmone”, fondamentale via di collegamento per i fedeli e gli abitanti del territorio, venne distrutto, costringendo i monaci a trovare soluzioni alternative per attraversare il fiume Liri.

Durante il XIV secolo, l’abbazia subì un ulteriore periodo di declino, dovuto alla crisi generale della Chiesa e alla cattività avignonese. La concessione del monastero in commenda nel 1472 accelerò il processo di degrado, poiché i commendatari non si preoccuparono della comunità monastica, trattando l’abbazia come una semplice fonte di rendita economica.

Nel 1653, la mancanza di monaci portò alla chiusura dell’abbazia, decretata ufficialmente da Innocenzo III. Tuttavia, nel corso del XVIII secolo, alcuni interventi papali, tra cui quelli di Innocenzo XI e Clemente XI, permisero un primo tentativo di recupero del sito religioso.

Le difficoltà, però, non erano finite: nel 1799, durante le guerre napoleoniche, i soldati francesi saccheggiarono l’abbazia, profanando il sepolcro di San Domenico e bruciando la statua del santo. Solo nella prima metà dell’Ottocento, sotto la direzione del commendatario Sergio Micara, si riuscì a ristabilire la comunità monastica.

Tuttavia, con l’arrivo della monarchia sabauda, l’abbazia venne nuovamente confiscata dallo Stato con un decreto del 1861, per poi essere restituita alla Chiesa dopo una lunga battaglia legale, nel 1871.

Il terremoto della Marsica del 1915 causò ingenti danni alla struttura dell’abbazia, rendendo necessari importanti lavori di ricostruzione e consolidamento. Negli anni successivi, il monastero fu trasformato in un centro di formazione religiosa e di studi teologici per i giovani monaci della congregazione cistercense.

Nel 1950, in occasione delle celebrazioni per il millenario della nascita di Marco Tullio Cicerone, venne installata una lapide commemorativa nei pressi della chiesa abbaziale, per ricordare la connessione storica tra il sito e il celebre oratore romano.

Nel 2011, in occasione del millenario della fondazione, la chiesa dell’abbazia fu elevata a basilica minore da Papa Benedetto XVI, riconoscendone il valore spirituale e storico.

L’Abbazia di San Domenico presenta una struttura in stile romanico, con una pianta a croce latina, tre navate e absidi semicircolari. La copertura originale a volte fu sostituita nel XX secolo da una struttura a capriate in legno, dopo il terremoto del 1915.

Tra gli elementi di maggiore pregio spiccano:

  • Le porte in bronzo, realizzate dallo scultore Alessandro Romano, raffiguranti scene della vita di San Domenico.
  • La cripta sotterranea, accessibile tramite una scalinata laterale, che conserva resti di epoca medievale.
  • Il campanile, simbolo dell’abbazia, che domina il paesaggio circostante.

Oggi, l’Abbazia di San Domenico a Sora continua a essere un luogo di culto e di grande rilevanza storica, attirando fedeli e visitatori da tutta Italia. La sua storia millenaria è testimone della resilienza della fede e della cultura benedettina, e rappresenta un patrimonio inestimabile per la città di Sora e per l’intero territorio laziale.

Tra momenti di splendore e periodi di crisi, questo antico monastero è riuscito a sopravvivere ai secoli, mantenendo intatta la sua missione spirituale e il suo ruolo di punto di riferimento per la comunità.

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